La porta

Vuota parola, parola da non dire: tempo. Ecco
che non ti sei ricordato in tempo questa lingua e sei rimasto
all’ombra del legno
della porta. In un bosco di cenere, nella foresta delle ceneri
hai incontrato gli amici
dagli occhi d’albero. Nella porta che apriva i tratti
del viso. La donna della notte ti ha incarnato. Nel bosco
dei morti, nel bosco delle lingue morte
è scomparso il tuo manoscritto,
e non l’hai trovato: quella pagina
del mondo, un foglio appena strappato,
era ormai indecifrabile. Quel che è rimasto, una parola
vuota: tempo,
pagina illeggibile

nell’atto di accusa

Trad. di Francesca Fornari, da: Il punto magnetico. Forum, Udine 2011, p. 33.


L’autore di questa poesia è Ryszard Krynicki, nato nel 1943 nel campo di concentramento di Sankt Valentin, in Austria, ma che dopo la laurea a Poznań, si trasferì a Cracovia. I suoi esordi sono legati al movimento della “Nowa Fala” (Nuova Ondata), di cui fecero parte autori accomunati da uno sguardo critico e lucido sul regime, tanto che negli anni 1976-1981 la pubblicazione delle sue opere fu vietata dalla censura. Nel 1988 ha fondato la casa editrice a5, che pubblica poesia contemporanea. Ha tradotto, tra gli altri, Bertold Brecht, Nelly Sachs e Paul Celan. Oltre ai riconoscimenti ricevuti in Polonia (Premio Kościelskich nel 1976), nel 2012 ha ricevuto un premio alla carriera al Festival internazionale di Poesia Civile di Vercelli.

Nel 1969 pubblicò la poesia Lingua, carne selvatica dedicata al poeta polacco Zbigniew Herbert, il quale risposte con la celebre Lettera a Ryszard Krynicki (a cui abbiamo dedicato un precedente articolo), uno dei suoi più bei componimenti. Allora Krynicki aveva appena debuttato con il suo tomo Akt urodzenia (“atto di nascita”). Era un redattore della rivista «Student», attorno alla quale si era raccolta la generazione della “Nowa Fala”. Nel 1975 fu tra i firmatari, assieme a tutti gli altri poeti della “Nuova ondata” e a molti intellettuali polacchi, della List 59, la lettera di protesta contro le modifiche della costituzione della Repubblica Popolare Polacca proposte e poi approvate (seppure in parte modificate rispetto alla bozza iniziale) dal PZPR (il partito comunista al potere). Ma già in quell’anno, con la pubblicazione della raccolta Organizm zbiorowy si avverte un cambiamento radicale nella sua poesia: dall’impegno politico si passa a una riflessione sempre più tormentata intorno a temi metafisici, testimoniata anche dalla poesia citata. Nel corso degli anni Krynicki è ritornato sulle sue poesie rielaborandole diverse volte. Come giustamente scrive Francesca Fornari (che riporta una frase di Adam Michnik) nell’introduzione a Il punto magnetico «Quella di Krynicki è una poesia di immagini epifaniche, disseminata di riferimenti e omaggi agli scrittori amati – Celan, Herbert, Kafka, Schulz – una poesia raffinata che non dimentica la nostra realtà di “frontiere e fili spinati”». La guerra dichiarata alle menzogne del linguaggio della propaganda ufficiale della prima fase della sua creazione poetica aveva lasciato il posto a una sofferta riflessione sulle basi del linguaggio poetico stesso attraverso una ricerca dell’essenza e delle “ragioni ultime” della poesia. Un processo di progressiva negazione sempre più radicale che lo porta a scrivere: «Sei la mia unica patria, silenzio / che contiene tutte / le parole inutili».