Luci spente

Son giunto ai confini del sonno,
alla profonda insondabile
foresta in cui tutti devono perdere
la via, per quanto diritta,
o serpeggiare, prima o poi;
non si può scegliere.

Molte le strade e le piste
che, dal primo incrinarsi dell’alba
fino al ciglio della foresta,
raggirano i viaggiatori,
d’improvviso si annebbiano,
ed essi vi affondano.

Qui l’amore finisce,
e l’angoscia, e l’ambizione,
ogni piacere o problema,
fosse il più dolce o il più amaro,
finisce nel sonno, più caro
della più nobile impresa.

Né il libro più amato
né il volto più dolce all’aspetto
m’impedirebbe di volgermi
adesso verso l’ignoto
in cui devo entrare e uscire da solo
non so in che modo.

L’alta foresta torreggia;
opaco il fogliame si abbassa
là sopra, come un ripiano riflesso;
ne ascolto il silenzio e mi arrendo:
ch’io perda il sentiero
e me stesso.

trad. di Paolo Febbraro, da: La strada presa, Elliot (Lit edizioni), Roma 2017, p. 170-172

Lights out

I have come to the borders of sleep,
The unfathomable deep
Forest where all must lose
Their way, however straight,
Or winding, soon or late;
They cannot choose.

Many a road and track
That, since the dawn’s first crack,
Up to the forest brink,
Deceived the travellers,
Suddenly now blurs,
And in they sink.

Here love ends,
Despair, ambition ends;
All pleasure and all trouble,
Although most sweet or bitter,
Here ends in sleep that is sweeter
Than tasks most noble.

There is not any book
Or face of dearest look
That I would not turn from now
To go into the unknown
I must enter, and leave, alone,
I know not how.

The tall forest towers;
Its cloudy foliage lowers
Ahead, shelf above shelf;
Its silence I hear and obey
That I may lose my way
And myself.

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Autore di questa celebre lirica è Edward Thomas, nato a Londra da genitori gallesi nel 1878 e morto il 1917 in Francia colpito a morte dal fuoco tedesco nel corso della battaglia di Arras, durante la Prima guerra mondiale, a soli 39 anni. Allo scoppio della guerra era un letterato trentaseienne affermato, sposato con tre figli. Avrebbe anche potuto evitare la chiamata alle armi, ma preferì arruolarsi volontario. Aveva lasciato il college di Oxford nel 1899 interrompendo gli studi ma nel 1897 aveva già pubblicato il suo primo libro di prose, The woodland life, una serie di bozzetti di vita della natura (passeggiare per i boschi era una delle sue passioni). Dopo il matrimonio, nel 1899, decise che si sarebbe mantenuto grazie alla sua attività di scrittore. Fu un frenetico recensore, oltre che autore di libri di viaggio e biografie. Diventa uno dei più celebri e temuti critici di poesia, ma come autore approdò alla poesia molto tardi.

Decisivo, in questo senso, fu l’incontro e l’amicizia con il poeta Robert Frost, che era arrivato dagli Stati Uniti in Inghilterra nel 1912. L’anno successivo conobbe Edward Thomas, ebbe modo di leggere le prose naturalistiche di quest’ultimo e ne rimase colpito. Tra i due nacque una profonda amicizia, complice anche la comune passione per le lunghe passeggiate nella natura del sud dell’Inghilterra. Fu l’americano a intravedere nelle prose del suo amico una vena poetica, tanto da incoraggiarlo a scrivere poesia. Siamo nel 1913, a un anno dallo scoppio della guerra. L’anno successivo inizierà a scrivere poesia e continuerà a farlo fino a quel fatidico 9 aprile del 1917. A dicembre del 1914 pubblicò la prima poesia su rivista, firmandosi con lo pseudonimo Edward Eastaway. Farà in tempo a pubblicare, nel 1916, la raccolta Six poems (sempre sotto pseudonimo), dopo aver ricevuto alcuni rifiuti da parte di altri editori. Pubblicò una seconda raccolta, Poems, nel 1917, ma la sua poesia venne pienamente apprezzata (fino a entrare definitivamente nel canone del novecento inglese) solo dopo la guerra, quando molte delle sue liriche videro la luce ormai postume.

Luci spente venne considerata «la più bella e la più formalmente perfetta delle sue poesie» nella prefazione dell’edizione dei Collected poems del 1920 ed è uno dei migliori esempi della sua creazione letteraria, caratterizzata da una lingua spoglia ed essenziale, da una ottima padronanza degli schemi metrici (per questo è consigliabile una lettura dell’originale) e una sensibilità nella quale sono ancora visibili le tracce di un tardo decadentismo ma, nello stesso tempo, è percepibile anche la ricerca di un nuovo linguaggio poetico, più vicino alla concretezza della lingua corrente (In sostanza, anche da punto di vista dell’anagrafe, la figura di Edward Thomas rappresenta un possibile anello di congiunzione tra William Buttler Yeats e T. S. Eliot). Per questo ritengo sia possibile considerare la breve meteora poetica di Thomas come la prima interamente novecentesca della poesia inglese.