Colline

Colline, soavi sfere boscose
nascoste per metà nella terra
perché possano gioire anche i morti
della vostra carne dolcemente rotonda,

forse un morto sta qui ora come me,
ascolta le eternità che scorrono,
ricorda le sue vecchie vite una per una
e contemplandovi, mormora:

colline, soavi sfere boscose
nascoste per metà nell’aria
perché possano gioire anche i vivi
del vostro dolcissimo respiro…

da: Un tempo gli alberi avevano gli occhi, Donzelli, Roma 2004, p. 95

 

Autrice di questa lirica, con metrica e rime nella versione originale, è Ana Blandiana, al secolo Otilia Valeria Coman, poetessa romena contemporanea, unica tra le voci della poesia del suo paese ad essersi conquistata una qualche notorietà anche in Italia. Fa parte della raccolta del 1977 Il sonno nel sonno. La poetessa, che allora aveva trentacinque anni, si era già conquistata un posto di rilievo nel panorama letterario della Romania, allora nel pieno dell’epoca Ceaușescu. Aveva esordito nel 1964 (Blandiana è il nome del villaggio da dove veniva la madre) con la raccolta Prima persona plurale, un anno prima della presa di potere da parte del celebre dittatore, quando, grazie ai venti del cosiddetto “disgelo”, che proprio allora erano appena arrivati anche in Romania, vi fu una maggiore libertà di espressione. Finita la stagione della poesia “proletcultista”, in cui il realismo socialista veniva imposto come dogma, finalmente era possibile riprendere il filo interrotto della poesia romena tra le due guerre. Come giustamente nota Bruno Mazzoni: «il recupero della lezione modernista equivaleva in realtà a ben più di una reazione morale, più che espressamente politica, da parte di questa generazione, all’ossessione del realismo e allo stesso tempo una precisa opzione estetica (di fronte all’assenza di valore artistico negli scritti degli autori “ufficiali”), decisiva per il ripristino dell’io soggettivo, per restituire voce e prestigio all’espressione lirica» (in: Ana Blandiana, Op. cit., p. 182).

Il padre della poetessa – un professore di liceo che divenne successivamente prete ortodosso presso la cattedrale di Oradea – era stato incarcerato con l’accusa di “complotto contro lo stato” ma liberato proprio nel 1964 con un’amnistia concessa ai detenuti politici dopo la “dichiarazione d’indipendenza” da Mosca (aprile 1964). Nel 1959 la poetessa aveva esordito giovanissima (aveva diciassette anni) su una rivista, ma in quanto “figlia di un nemico del popolo” le venne vietato di pubblicare. Si sposa nel 1960 con il giornalista e scrittore Romulus Rusan e nel 1962 si iscrive all’università a Cluj (dove si laurea nel 1967). Nel 1963 ricompaiono su rivista alcune sue poesie. L’anno successivo, il 1964, quello in cui vide la luce la sua prima raccolta, Prima persona plurale, coincide con un altro importante esordio nel panorama della poesia romena: quello di Marin Sorescu (a cui abbiamo dedicato recentemente post su questo blog), nato sei anni prima della Blandiana. Questi esordi, che erano stati preceduti da quello del ventunenne Nicolae Labiș del 1956 (anno in cui pubblicò I primi amori per morire, nello stesso anno, in un incidente stradale), forse il lirico più vigoroso della sua generazione (divenne subito un poeta adorato dalle nuove generazioni) e da quello di Nichita Stanescu (1933-1983), forse il più noto tra i poeti romeni del dopoguerra, che nel 1960 pubblicò la raccolta Il senso dell’amore, segnano l’apice di quella che i critici non esitano a chiamare “esplosione lirica”. Al 1966 risale la seconda raccolta della Blandiana, Il tallone vulnerabile. L’anno successivo si trasferì a Bucarest ed entrò nella redazione di alcune riviste. Nel 1968 ebbe la possibilità di viaggiare all’estero (Parigi e Praga). Dopo la pubblicazione de Il terzo sacramento, nel 1969, ricevette un Premio dell’Unione degli scrittori di Romania. Da questo momento le pubblicazioni di saggi, racconti, prose si alternano ai viaggi all’estero e ai premi. Nel 1984 pubblicò su rivista alcuni componimenti nei quali era trasparente il riferimento all’universo concentrazionario della dittatura. Allo stesso modo non cesserà di criticare gli abusi e le prevaricazioni del FSN, il partito che prese il potere subito dopo l’esecuzione del dittatore.

Mentre nella lirica di Sorescu il tono grottesco e parodistico è prevalente, quella della Blandiana appare, fin dal suo esordio, legata a una dimensione più intima e personale nella quale, partendo da una sensibilità femminile, la poetessa dà vita a una meditazione sulla natura e sul destino dell’uomo. «Blandiana ha saputo comunque conservare una sua adolescenziale spontaneità, sicché il candore del suo sguardo si lascia ancora incantare da un gesto, da un sorriso, da un paesaggio, da una nuvola, da un filo d’erba, come sa essere intrinsecamente partecipe del dolore umano»  – nota Bruno Mazzoni (Op. cit., p. 183). Dal momento che scrisse prevalentemente (specie nelle prime raccolte) in metrica, le traduzioni difficilmente possono rendere l’idea dell’originale.