Il dovere del poeta se vuole essere poeta

Lo sciabordio partorisce il mare ed ecco che la voce
Crea la gola che parla. Ahimè;
Il falegname senza i suoi legni non sembra un falegname
Cerca senza requie il rumore del martello a testimoniare
Il suo mestiere.
Perciò ti dico
Prendi un foglio e una matita, e comincia –
Il primo verso, se non te lo danno gli dèi, prendilo in prestito:

Lo sciabordio partorisce il mare ed ecco che la voce

Tratta da: Il futuro e l’imperitativo della morte (1987, 1991)traduzione di Nicola Crocetti in: Nostalgia del presente, Crocetti, Milano 2000, p. 57

Antonis Fostieris è nato ad Atene nel 1953. Ha studiato Giurisprudenza ad Atene e alla Sorbona di Parigi. Ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Il lungo viaggio, nel 1971, cui seguì nel 1973 I luoghi dell’interiorità o i vénti. Dal 1975 al 1981 è stato direttore della dell’annuario «Piisis». Al 1977 risale la sua terza raccolta Poesia nella poesia e, sempre nello stesso anno, pubblica Amore oscuro. Nel 1981 ha fondato la rivista «I lexi» che da allora dirige e ha pubblicato la raccolta Il diavolo ha cantato a tempo. Nel 1987 ha pubblicato Il futuro e l’imperativo della morte. mentre al 1996 risale Il pensiero appartiene al dolore, cui ha fatto seguito nel 2003 Prezioso oblio, che ha ottenuto il Premio Nazionale di Poesia nel 2004. Ha tradotto Henry Miller, Boris Vian, Max Jacob, Paul Eluard.

Uno dei suoi nuclei tematici è il legame tra l’oggetto e il suo nome, l’esplorazione della semantica e il potere del suono della lingua. Attraverso il rinnovamento delle forme linguistiche tradizionali, Fostieris crea una poesia che, pur essendo ai limiti del prosaico, discorsiva, logica, basata su dati reali e concreti  e che comprende anche i dati concreti, i segni della propria vita privata, è nello stesso tempo costantemente costellata di riferimenti e citazioni dotte. Le sue raccolte sono caratterizzate da una la trama sottile di riferimenti culturali, soprattutto ai filosofi presocratici, come Empedocle ed Eraclito. Affascinano Fostieris, in particolare, il rapporto dell’essere con la morte e con la lingua, attraverso cui passa sempre il confronto degli uomini con il mondo che li circonda. Di lui ha scritto Massimo Cazzulo: «Smascherare gli inganni che l’esistenza tende all’uomo, rivelargli i sussurri della morte: questo è il compito della poesia. Fostieris rifiuta il potere catartico della parola poetica, la sua capacità di cambiare il mondo, di dare risposte (siamo vicini a una concezione montaliana della poesia). Essa prende semplicemente atto della realtà e la smonta, per mostrare quanto ingannevoli siano i meccanismi che la scandiscono, perché la poesia e “l’altra faccia delle cose”» (Massimo Cazzulo, in: Antonis Fostieris, Nostalgia del presente, p. 15).

Uno dei nuclei tematici più interessanti nei suoi versi è proprio la poesia stessa in relazione alla figura del poeta nel mondo contemporaneo. «Eppure la poesia è un fiume / Una meravigliosa umidità / credo che plachi l’ira del silenzio / Se l’ho tradito. Non ho colpa, lo giuro. / Alcuni hanno dimenticato sulla mensola un vaso di vocali / che avrei potuto raggiungere. Poi imparai a costruire barchette / con bucce di sillabe.» dichiara Fostieris in Fiume poesia (in: Antologia della poesia greca contemporanea, Crocetti, Milano 2004, p. 641). Anche per questo Fostieris merita di essere annoverato come uno dei più interessanti tra quelli che scrivono poesia nel nostro tempo.