Deaparecidos

Sono da qualche parte / a concertarsi
a sconcertarsi / sordi
cercandosi / cercandoci
impediti dai segni e dai dubbi
a guardare i cancelli delle piazze
campanelli di porte / vecchi terrazzi
a fare ordine nei sogni negli oblii
forse convalescenti di una morte privata

nessuno ha spiegato loro con certezza
se sono già partiti oppure no
se sono manifesti o appena un tremolio
se son sopravvissuti o semplici responsi

vedono uccelli e alberi che passano
e non sanno a quale ombra appartengono

quando cominciarono a scomparire
tre cinque o sette cerimonie fa
a scomparire come senza sangue
come senza volto e senza motivo
videro dalla finestra dell’assenza
ciò che restava dietro / l’impalcatura
di abbracci cielo e fumo

quando cominciarono a scomparire
come l’oasi scompare dai miraggi
a dileguarsi senza un’ultima parola
reggevano in mano brandelli
di cose che amavano

da qualche parte sono / nube o tomba
da qualche parte stanno / ne sono certo
forse nel sud dell’anima
la bussola sarà andata persa
e ora  girano sempre a domandare
dove cazzo rimane il buon umore
perché loro vengono dall’odio

Están en algún sitio / concertados
desconcertados / sordos
buscándose / buscándonos
bloqueados por los signos y las dudas
contemplando las verjas de las plazas
los timbres de las puertas / las viejas azoteas
ordenando sus sueños sus olvidos
quizá convalecientes de su muerte privada

nadie les ha explicado con certeza
si ya se fueron o si no
si son pancartas o temblores
sobrevivientes o responsos

ven pasar árboles y pájaros
e ignoran a qué sombra pertenecen

cuando empezaron a desaparecer
hace tres cinco siete ceremonias
a desaparecer como sin sangre
como sin rostro y sin motivo
vieron por la ventana de su ausencia
lo que quedaba atrás / ese andamiaje
de abrazos cielo y humo

cuando empezaron a desaparecer
como el oasis en los espejismos
a desaparecer sin últimas palabras
tenían en sus manos los trocitos
de cosas que querían

están en algún sitio / nube o tumba
están en algún sitio / estoy seguro
allá en el sur del alma
es posible que hayan extraviado la brújula
y hoy vaguen preguntando preguntando
dónde carajo queda el buen amor
porque vienen del odio

 

da: Inventario, Le Lettere, Firenze 2001, pp. 174-177. Originale tratto da: Geografías (1982-1984)

 

Nato in Uruguay a Paso de Los Toros nel 1920, la sua adolescenza è segnata da difficoltà economiche e dagli stenti in cui la famiglia si trovava. Il padre, chimico, per degli affari non riusciti dovette più volte trasferirsi per ricominciare a lavorare, prima a Colon e poi a Montevideo.

Benedetti dal 1929 si forma in un collegio tedesco di Montevideo, dove apprende la lingua che contrassegnerà anche i suoi primi componimenti poetici. A diciassette anni comincia a lavorare come cassiere, stenografo e venditore presso una ditta d’esportazioni. Qualche anno più tardi, nel 1934, si trasferisce (con “la miglior valigia di famiglia”) a Buenos Aires per lavorare presso la scuola di indirizzo teologico fondata dall’argentino Raumsol.

Tra il 1938 e il 1941 visse quasi sempre a Buenos Aires, dove cominciò a scrivere i primi versi. Tornato a Montevideo entra nella Contaduria General de la Nacion, dove rimane fino al 1945. Risale a quest’anno il suo debutto poetico, con la raccolta La víspera indeleble. L’anno successivo si sposa con Luz Lopez Alegre, la compagna di tutta la sua vita. Si impiega ne La industrial Francisco Piria, dove rimane a lavorare fino al 1960. Dal 1945 entra nella redazione della rivista letteraria «Marcha», un settimanale culturale che divenne un punto di riferimento (fu attiva dal 1939 al 1973) per la sinistra lantinoamericana. Vi pubblicarono moltissimi scrittori e intellettuali che sarebbero diventati famosi nel corso dei successivi decenni, come Mario Vargas Llosa o lo stesso Juan Carlos Onetti e fu diretto, tra il 1961 e il 1964 dal Eduardo Galeano. Dal 1954 Mario Benedetti fu il direttore della sezione letteraria e nel 1957 viaggiò per la prima volta in Europa in qualità di corrispondente del settimanale. La linea del periodico oscillava tra un marxismo e il culto delle “belle lettere”.

Furono questi gli anni in cui a Montevideo si stava formando quel raggruppamento di letterati e artisti denominato dal critico Emir Rodriguez Monegal Generacion del ’45. Punto di riferimento di questa generazione fu la rivista «Numero» fondata nel 1949, a cui, a partire dal numero 8, si unì anche Mario Benedetti, che vi pubblica alcune sue poesie (nel 1950 la casa editrice della rivista pubblicò la sua raccolta di poesie Mientras tanto). Dal 1949 al 1955 si editarono 27 numeri (mentre nel secondo periodo, tra il 1962 e il 1964 uscirono solo quattro numeri). Questa generazione vedeva in Juan Carlos Onetti, che aveva già pubblicato alcuni romanzi, il maestro. Si trattava di una generazione di intellettuali che, per la prima volta nella letteratura uruguayana, aveva scelto di volgere le spalle ai temi rurali per dedicare tutte le attenzioni alla vita della città moderna, Montevideo, città in quegli anni si stava trasformando in una metropoli.

In questi anni Mario Benedetti si divideva tra il lavoro da impiegato e la vocazione letteraria. Nel 1956 pubblicò a sue spese Poemas de la Oficina. Malgrado lo scarso successo della raccolta, Benedetti non si scoraggia e continua a seguire la sua vocazione (“avevo la nozione che la mia vocazione era quella della poesia. Ma a quell’epoca i poeti che si leggevano in Uruguay e in Argentina erano molto ermetici, e parlavano di un mondo alieno a quello in cui vivevo, ed in più era una poesia molto difficile, e molto esoterica. Sebbene fossi un loro lettore, oltre ad un ammiratore, non mi stimolavano a scrivere”).

Sono gli anni del lavoro d’ufficio, il noioso e ripetitivo lavoro che sarà descritto da Benedetti, oltre che in poesia, anche nei racconti pubblicati in quegli anni: Esta manana, del 1949 e Montevideanos di dieci anni posteriore, che divenne il punto di riferimento della “prosa urbana” in Uruguay. Ma il successo arriva con il romanzo del 1960 La tregua, del quale nel 1974 fu realizzato un film che ebbe una discreta risonanza internazionale. In quello stesso anno lo scrittore uruguayano dà alle stampe il saggio El pais de la cola de paja, indagine sull’ideologia delle classi medie in Uruguay con il quale l’autore si attira le antipatie di molti politici (il testo diventa anche un successo editoriale).

Nel 1965 diede alle stampe il romanzo Gracias por el fuego e l’anno successivo partì per Parigi, dove lavorò per conto dell’UNESCO e presso la ORTF, la radiotelevisione francese, prendendo il posto precedentemente ricoperto da Julio Cortazar e Mario Vargas Llosa. Nello stesso anno, passando per l’Avana, è membro della giuria di un concorso indetto dalla Casa de las Americas. Si trattiene a Cuba tra il 1967 e il 1969, anno in cui decide di tornare in patria, dal quale riparte per un lungo esilio dopo il colpo di stato del 1973. Si trasferisce in Argentina, ma a causa di ripetute minacce da parte delle organizzazioni paramilitari anticomuniste, è costretto di nuovo a partire alla volta del Perù e di Cuba, dove visse stabilmente tra il 1976 e il 1980. Intanto la versione cinematografica del suo romanzo La tregua, uscito nel 1974, candidato al premio Oscar come migliore film straniero, lo aveva reso celebre in tutto il mondo. Nel 1977, durante l’esilio cubano pubblica la raccolta di poesia La casa y el ladrillo, nel quale tira le somme della sua vita. Risale a questi anni anche l’opera teatrale Pedro y el capitan, del 1979, nella quale l’autore tocca il delicato tema della tortura e il rapporto tra la vittima e il torturatore (i due unici personaggi della piéce teatrale), opera rappresentato in tutto il mondo. Nel 1980 si trasferisce a Palma di Maiorca. Qui scrive e pubblica, nel 1982, il romanzo Primavera con una esquina rota che è considerato il suo capolavoro, che diventa un successo a livello mondiale. Ciò malgrado si trova alle prese con difficoltà economiche. La sua situazione migliora quando, nel 1983, si trasferisce a Madrid, dove inizia a collaborare con il quotidiano “El Pais”. Nel 1985 torna in Uruguay, dove finalmente può riunirsi alla sua amata moglie Luz. Da questo momento Benedetti si dividerà tra Spagna e Uruguay, ricevendo riconoscimenti e premi per la sua opera letteraria, divenuta un punto di riferimento anche per le giovani generazioni del suo paese.

Negli anni che precedettero il colpo di stato in Uruguay (1973) Mario Benedetti, che nel 1962 aveva nascosto in casa sua Raul Sendic (il leader del  Tupamaros, movimento politico di sinistra che voleva esportare il modello cubano attraverso la guerriglia urbana), fu parte attiva del “movimento 26 marzo”, un raggruppamento nato in seno al “Frente Amplio” (che a sua volta raccoglieva tutti i movimenti rivoluzionari di ispirazione marxista) fondato nel 1971 e dissolto nel 1973. Successivamente ritenne quell’esperienza di impegno politico diretto come un errore «perché io non ho vocazione di dirigente politico e dovevo fare cose per le quali non sono assolutamente portato, per esempio i comizi» – dichiarò in una intervista (op. cit., p. 291). Tuttavia uno dei temi centrali della sua creazione poetica è la resa dei conti con la storia. Il tema del perdono  o dell’oblio, in relazione alle feroci repressioni messe in atto dalle dittature latinoamericane nella seconda metà degli anni ’70, ricorre più volte nella sua produzione letteraria. «L’oblio è pieno di memoria / tanto che a volte non entrano ricordi / e bisogna buttare rancori fuori bordo» – scrive nella poesia Quel grande simulacro contenuta nella raccolta L’oblio è pieno di memoria, del 1995. La poesia Desaparecidos appartiene alla raccolta Geografias, uscita nel 1984, negli anni in cui in Argentina si andava scoprendo l’entità del fenomeno dei desaparecidos (la pratica dei rapimenti, delle torture, delle esecuzioni e dell’occultamento dei cadaveri dei presunti oppositori del regime proseguì in Argentina, dove si stima che fece oltre 10.000 vittime, fino al 1983). Una delle più belle testimonianze letterarie di quella tragedia scritta da chi ne conosceva bene gli artefici, le pratiche e la portata di quel fenomeno paragonabile solo agli orrori messi in atto dal nazismo in Europa.