La notte

La notte pozzo soave
e stipato di sogni
sopporta ancora la quota
d’un altro e l’oltrepassa.
La notte che è eterna
che ignora il sole e il barbaro
simulacro del giorno
che permane illibata.
Il suo inchiostro come un acido
distrugge le miserie
che all’ora ventiquattro
il giorno le rovescia.
La notte pozzo soave.

La noche

La noche pozo suave
y atorado de sueños
soporta aun la cuota
de otro y la rebasa.
La noche que es eterna
que ignora  el sol y el barbaro
simulacro del día
que perdura intocada.
Su tinta como un ácido
destruye las miserias
que a la hora veintecuatro
cada día le arroja.
La noche pozo suave.

tratta da: La sudicia luce del giorno, Edizioni quattro venti, Urbino 1989, originale tratto da: Nocturnos, 1955

Idea Vilariño nacque a Montevideo nel 1920, seconda di cinque figli di un padre anarchico che scrisse occasionalmente qualche poesia ma che non fu pubblicata in vita. Gran parte dell’infanzia è segnata dal tormento di lunghe e penose malattie, alcune delle quali la costringono a letto, immobile, anche per molti mesi.
Esordisce nel 1945 con la raccolta La suplicante ma aveva cominciato a scrivere le prime poesie tra i diciassette e i ventuno anni di età. Fece parte della cosiddetta “generazione del ’45” (di cui faceva parte anche Mario Benedetti), termine che sta a indicare un raggruppamento di intellettuali che condivideva una apertura verso le novità dell’arte e della cultura che provenivano dall’Europa, una matrice comune politico-culturale di sinistra e un’attenzione particolare alle tematiche legate alla città moderna. Fu tra i fondatori, a partire dal 1949, della rivista «Numero» (presso l’omonima casa editrice, dove aveva pubblicato anche Mario Benedetti, vennero pubblicate due sue raccolte: Paraíso perdido, del 1949 e, l’anno successivo, Por aire sucio) che divenne presto un punto di riferimento per i letterati della sua generazione e collaborò spesso con il settimanale «Marcha», uno dei più prestigiosi magazine di tutta l’area latinoamericana. Negli anni ’50 inizia la sua militanza politica, che progressivamente l’avvicina ai gruppi più radicali della sinistra. Nello stesso periodo comincia la relazione epistolare con Juan Carlos Onetti, che divenne presto storia d’amore appassionata e lacerante, della quale rimane testimonianza nei Poemas de amor (pubblicati per la prima volta nel 1957) e che si chiuse definitivamente nel 1955, quando Onetti si sposò per la quarta volta con l’argentina Dorothea Muhr. Dal 1952 fu insegnante di letteratura presso la scuola secondaria e nel 1954 soggiornò per la prima volta in Europa. Allo stesso anno risale la prima poesia militante, scritta in occasione dell’invasione nordamericana del Guatemala, la prima di una lunga serie legata ai principali eventi storici di quegli anni (Rivoluzione cubana, morte di Che Guevara, Guerra in Vietnam). Legate al suo impegno politico sono anche alcune sue canzoni che vennero rese popolari nell’interpretazione di diversi cantanti. La dolente nota che caratterizza la sua poesia fin dagli esordi tuttavia è legata al suo mondo privato, ai tristi ricordi della sua infanzia (dalle malattie alla prematura scomparsa del padre) matrice di quello che la critica ha definito “misticismo notturno”, affine per la sensibilità al mondo poetico della più giovane  Alejandra Pizarnik (nata nel 1936), anche lei poetessa essenzialmente tragica e “notturna” (La notte era il titolo della lirica della Pizarnik che abbiamo citato in un precedente post). «Echi di Baudelaire e di Darío, ai quali Idea dedica una poesia ciascuno, si percepiscono disseminati nella sua opera, benché soltanto, specialmente per quanto riguarda il secondo, come punti di riferimento da cui prende l’avvio il suo personale codice d’interpretazione del mondo. E naturalmente non tratta mai del Darío estetizzante, ma del Darío tormentato dall’ineluttabilità della morte. (..) L’inclinazione morale e filosofica della poesia di Idea, la sera e costante riflessione sulla morte concepita come una presenza attiva in ogni essere mortale, che cresce con la vita fino a trionfare su questa cancellandola, richiama direttamente la poesia di Quevedo. Ma anche quella di Paul Valery, con il suo “Misticismo senza Dio” e il suo anelito di purezza; e di César Vallejo con la sua pietà per l’uomo (..) Così la poesia di Idea diventa espressione intensissima del malessere contemporaneo. Si può dire che in lei l’essere contemporaneo si definisce a partire dalla sua angolazione più drammatica: il dolore di esistere, l’impossibilità di mantenere quella coerenza e quella “purezza” che implicherebbero il rifiuto stesso della vita, la perdita di ogni speranza di trascendenza metafisica o religiosa, la perdita di ogni teologia che non sia negativa» (da: Marta L. Canfield. Il sistema poetico di Idea Vilarino, in: op. cit., p. 7-10). Nel 1972 si sposa con lo studioso di filosofia Jorge Liberati, dal quale si separa dopo circa un decennio. Per la sua esplicita opposizione al regime trascorse gli anni della dittatura in assoluta emarginazione, ma dopo il ritorno della democrazia le viene affidata la Cattedra di letteratura uruguayana all’università di Montevideo (carica dalla quale si dimise dopo tre anni). In questi anni ricevette numerosi riconoscimenti e premi, tra cui il Premio Municipal de Literatura (il più prestigioso in Uruguay), nel 1987. Si spense nel 2009 all’età di 88 anni.