Sulla terra

Andiamo sognando sulla terra;
vogliamo vederla illuminata.
Siamo semi che nel vento
porta la morte angosciata.

Baciamo bocche trasparenti;
bocche di baci e d’albe;
ma mai la luce ci cresce
fino a toccarci tutta l’anima.

Siamo ricordo di materia.
Il sole viene ormai a illuminarla.
Il sole che cresce nel mio petto
ci lascerà nel nulla.

Nulla è la tua bocca sul vento
chiaro. Nulla la tua voce, il volto.
Siamo pezzi di pianeta
su cui la luce spezza le sue ali.

Sobre la tierra

Vamos soñando por la tierra;
queremos verla iluminada.
Somos semillas que en el viento
lleva la muerte acongojada.

Besamos bocas transparentes:
bocas de besos y alboradas;
pero la luz nunca nos crece
hasta tocarnos toda el alma.

Somos recuerdo de materia.
El sol ya viene a iluminarla.
El sol que crece por mi pecho
nos dejará sobre la nada.

Nada es tu boca sobre el viento
claro. Nada tu voz, tu cara.
Somos pedazos de planeta
donde la luz quiebra sus alas.

Antonio Fernández Spencer (Santo Domingo 1922-1995) fu una figura di spicco nel mondo delle lettere della Repubblica Domenicana. Oltre che poeta, fu saggista, critico, filosofo, docente universitario e diplomatico. Venne alla ribalta con l’affermazione della generazione della “Poesia sorprendida”, un raggruppamento di poeti che si venne aggregando a Santo Domingo tra il 1942 e il 1943 e che diedero vita a una omonima rivista, dove debutto anche il nostro, e che uscì fino al 1947, data che viene considerata convenzionalmente come il termine ultimo della vita del gruppo. “Siamo a favore di una poesia universale, sua unica forma di essere; del classico di ieri, di oggi e di domani; di una creazione senza limiti, frontiere, permanente; del mondo dell’uomo universale, segreto, misterioso e intimo, sempre creatore” – questa dichiarazione, apparsa sulla summenzionata rivista, può essere considerata l’indirizzo comune della pleiade, che voleva contrapporsi ai “postumisti”, ovvero i poeti paladini del localismo, fautori di una poesia più legata al paesaggio e alla storia locale (a questo gruppo era legata la figura di Manuel del Cabral). Senza prendere una chiara posizione ideologica (non sarebbe stato possibile dal momento che il loro paese era guidato dalla ferrea mano del dittatore Rafael Leonidas Trujillo), Antonio Fernández Spencer e gli altri poeti e intellettuali di questo raggruppamento, volevano riallacciarsi alla lezione delle avanguardie, cosa che appare più evidente in Vendaval Interior, la raccolta con cui esordì, nella quale erano lampanti gli influssi surrealisti (altrettanto importanti erano le affinità con Pablo Neruda e con Cesar Vallejo). Spencer era uno dei più giovani membri (aveva appena venti anni quando si formò) del quale faceva parte anche la poetessa Aída Cartagena Portalatín. Dopo una laurea in filosofia nella sua città natale, si trasferì in Spagna, dove visse per sei anni (negli stessi anni in cui vi visse l’altro grande poeta domenicano Manuel del Cabral), per completare i suoi studi con un dottorato in Filologia ispanica a Salamanca, dove ebbe modo di seguire i corsi di estetica e filosofia di José Ortega y Gasset. Nel 1952 la sua silloge di poesia Bajo la luz del día si aggiudicò il premio Adonais di poesia (fu il primo poeta ispanoamericano a vincerlo) con Vicente Aleixandre tra i giurati. Tornato nella sua città natale, la sua poesia, a cui anche in patria venivano tributati premi e riconoscimenti, con la raccolta del 1962 Los testigos, virava verso l’impegno politico (nel 1961 era stato ucciso il feroce dittatore che aveva tenuto in pugno l’isola per trenta anni), anche se ancorata a una dimensione culturale umanistica di ampio respiro (nella sua creazione poetica, coltivò sia le forme tradizionali, sia la poesia in prosa sia il verso libero).  Fu anche diplomatico in Europa e in alcuni paesi sudamericani, sottosegretario al ministero dell’Educazione e delle Belle Arti, Direttore del Museo di Arte Moderna e collaborò anche con alcuni quotidiani in qualità di critico. Diresse anche la Biblioteca Nazionale di Santo Domingo e poche ore prima di morire gli fu conferito il Premio Nazionale di letteratura.

 Il critico e pittore Fernando Ureña Rib scrisse: «La poesia del dominicano Antonio Fernández Spencer è, soprattutto, poderosa. Un senso d’urgenza contenuto, di premurosa nostalgia e stupore permea i suoi componimenti, costituiti dalla delicata ed evanescente sostanza dell’immagine. La voce del poeta, trasparente e luminosa, si avvicina all’oggetto dell’amore o del desiderio con una reverenza che sembra provenire da secoli di osservazione sulla natura, l’essere e le cose. E questo stupore raggiunge ogni verso, ogni parola che vibra in lui come se fosse la nota breve e sequenziale di una chitarra che aspetta nell’ombra una mano destra e allenata.»