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Lorenzo Pompeo

“Go Gauguin” di Mauro De Candia

Al pittore francese – sembra suggerire De Candia –  è mancato forse quel “passo avanti ancora da compiere rispetto a una piena realizzazione, oppure il passo indietro che ci tiene lontani dalla pienezza dell’essere”? Oppure con la sua fuga, Gauguin, seppure non ha raggiunto la meta, almeno ha fatto un passo verso quel traguardo?

Jean Sénac – poeta algerino ma anche un pò francese (e spagnolo)

La figura di Sénac è emblematica di una engagment legato a una particolare epoca. La sua poesia è prima di tutto l’espressione di un modo di essere. La figura del poeta rivoluzionario, di lontana (ma non troppo) ascendenza romantica, nell’accezione decadente, è la radice della sua poetica. L’enfasi che caratterizza i suoi versi ne è il limite e la forza, a seconda dei punti di vista.

“Magritte” di Carlo Bordini

Carlo Bordini, rende omaggio a Magritte con un componimento basato sulla descrizione di alcuni quadri del maestro di Bruxelles. Il poeta romano però non si limita a elencarli e descriverli, ma entra dentro, scava nel mondo di Magritte alla ricerca di possibili radici comuni con la propria poetica, più propriamente con il proprio sarcasmo autoironico (e autodistruttivo).

“L’ultimo verso” di Biancamaria Frabotta

tratta da “L’albero del pane”, la raccolta di poesia della “terza fase” della poetessa romana, incentrata sulla ricerca delle proprie radici familiari e su una trasparenza dell’enunciato poetico, “L’ultimo verso” è uno dei migliori e più recenti esempi di meta-poesia. (foto di Dino Ignani)

“Ars poetica” di Grytzko Mascioni

“come una «nobile arte» il gioco del verso e della composizione ha le sue regole interne (..). Grytzko è molto bravo nell’osservarla e nell’infrangerla, nel dare e togliere leggerezza e entrain al suo sviluppo, bravo anche nel mescolare fatuità e gravità , rimanendo, tra improbabilità e seduzione, ancora al centro dell’incantesimo” – Mario Luzi

“I morti” secondo Carlo Bordini

“Quando parlo di iperverità intendo dire che l’arte, ogni forma d’arte, giunge, quando funziona, a una verità più profonda di quella che una persona conosce o crede di conoscere nella sua vita di tutti i giorni, sia a livello razionale che a livello emotivo”

“San Girolamo e il leone” di Colantonio visto da Zbigniew Herbert

Nel 1959 Zbigniew Herbert visitò l’Italia per la prima volta. “Colantonio – San Girolamo e il leone” è una lirica sorta sulla base delle impressioni del poeta davanti al quadro del maestro napoletano, testimonianza di quella passione del poeta verso l’arte del rinascimento che coltivò per tutta la vita.

“Omaggio a Magritte” di Ida Vitale

il tema centrale della lirica è già tutto enucleato nei primi versi, quelli relativi a “Firma in bianco”, quadro nel quale il pittore gioca con l’ambiguità della rappresentazione bidimensionale, ovvero con le false corrispondenze tra visione e realtà, con il paradosso della convenzionalità dell’immagine che la memoria mette in scena.

“La poesia è un miele” di Clemente Rebora

Il rifiuto di ogni possibile forma di autocelebrazione è una parte essenziale della vicenda intellettuale e umana di Clemente Rebora. La sua poesia è stata lo specchio fedele dell’anima, delle sue inquietudini, delle paure e delle angosce, mai una maniera, uno stilema avulso dall’autore o un accidente puramente estetico.

“Essere vivi” secondo Tanikawa Shuntarō

«Tanikawa ha modo così di puntare lontano lo sguardo, sviluppando in autonomia una riflessione quasi cosmologica su un essere umano abbandonato nel contesto di una natura immensamente più grande di lui e che sfugge di continuo a qualsiasi possibile definizione» – Alessandro Clementi degli Albizzi

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