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meta-poesia

“Calcedonia” di Clara Janes

“Calcedonia”, poesia dalle implicazioni meta-poetiche, esemplifica bene quella che Carlo Ferrucci, il curatore della traduzione di “Vivir”, definisce una caratteristica saliente di questa raccolta: «il ricorso a un linguaggio il più possibile corporeo, o meglio, e più radicalmente, materico, che lungo tutta la raccolta torna continuamente a ribadire la volontà della parola di Clara Janés di farsi – sulla spinta dell’amore totale si cui si è detto e al pari dei fiori le piante le pietre – carne e ossa e sangue della terra»

“La difesa del poeta” di Natália Correia

La poesia fu al centro della sua biografia intellettuale. Dotata, tra l’altro, di una notevole abilità nel maneggiare la lingua, la rima e le assonanze, Natália Correia seppe coniugare in modo coerente e conseguente le sue passioni civili (fu deputata nelle file del Partito Social Democratico tra il 1980 e il 1991) e quelle letterarie.

la poesia-madre secondo Roberto Fernández Retamar

«Retamar ha scelto il colloquio, la conversazione come modo e forma di espressione, come modello di poesia, come per coinvolgere il lettore e la sua coscienza, impegnandolo alla riflessione anziché offrendogli un godimento estetico; una poesia fatta di piccole cose, impastate con l’esperienza di ogni giorno, a volte umoristicamente dissacratoria, altre drammaticamente tesa» – Silvio Bertocci

“Una specie di canto” di William Carlos Williams

quella che il poeta cercava all’interno della lingua inglese era una originale prosodia “americana”, al pari dei musicisti jazz che proprio i quegli stessi anni stavano creando un loro linguaggio musicale. William Carlos Williams trovò la sua lingua nella realtà delle cose, nella natura e nelle persone intorno a lui

Secondo Ferlinghetti “Anche i surfisti sono poeti”

“Anche i surfisti sono poeti / se li consideri in un certo modo” dichiara Lawrence Ferlinghetti, poeta nordamericano di origini italiane, in una delle sue più celebri poesie che tocca questioni di meta-poetica.

Arundhathi Subramaniam, poetessa anglofona indiana

Al centro della poetica dell’autrice c’è il mondo contemporaneo, la sua sfuggente rappresentazione, la questione dell’identità connessa con una visione globale (a cui è legata per necessità e virtù anche la scelta di scrivere in inglese) che rende i fenomeni della “babele metropolitana”, ricompresi in una sincronia totale senza forma né confini, un groviglio di enigmi da decifrare

Venus Khoury-Ghata, poetessa e scrittrice franco-libanese: “Racconto storie nelle mie poesie, e scrivo nella poesia dei miei romanzi”

“Quella di Venus è una lingua particolare, è una commistione fra il francese e l’arabo, ovvero arricchisce la lingua francese che, secondo lei è diventata molto povera e poco espressiva, con la ricchezza della lingua araba, con le sue ampie volute e i suoi periodi ricchi di metafore e immagini” – Rosalba de Cesare

“Preghiera” di Abdellatif Laâbi

«Le parole del poeta si rivolgono all’umanità intera e riguardano ogni individuo, senza limiti di frontiere o culture. Il suo sguardo ironico e profondo, intimo e universale, si posa su un’umanità ferita, che ha bisogno della poesia per ritrovarsi, e per ritrovare la speranza» Carolina Parolicchi

Jean Sénac – poeta algerino ma anche un pò francese (e spagnolo)

La figura di Sénac è emblematica di una engagment legato a una particolare epoca. La sua poesia è prima di tutto l’espressione di un modo di essere. La figura del poeta rivoluzionario, di lontana (ma non troppo) ascendenza romantica, nell’accezione decadente, è la radice della sua poetica. L’enfasi che caratterizza i suoi versi ne è il limite e la forza, a seconda dei punti di vista.

“L’ultimo verso” di Biancamaria Frabotta

tratta da “L’albero del pane”, la raccolta di poesia della “terza fase” della poetessa romana, incentrata sulla ricerca delle proprie radici familiari e su una trasparenza dell’enunciato poetico, “L’ultimo verso” è uno dei migliori e più recenti esempi di meta-poesia. (foto di Dino Ignani)

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